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		<title>Se questa è la caccia del futuro…</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 14:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ una deliziosa e tiepida Domenica di primavera. Sono seduta su una panchina del lungomare di Rosignano con Arianna, l’amica di sempre. Insieme abbiamo letto l’editoriale di una nota rivista di caccia. Siamo perplesse, meravigliate, ci fermiamo a riflettere su quanto appreso da questa prima pagina. Confrontiamo tutto quanto è scritto con ciò che pensiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-165" title="A caccia con Babbo in Spagna" src="http://www.ibracchidilara.it/wp-content/uploads/2012/05/545785_207626636023053_100003271557802_330226_128207882_n1-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" />E’ una deliziosa e tiepida Domenica di primavera. Sono seduta su una panchina del lungomare di Rosignano con Arianna, l’amica di sempre. Insieme abbiamo letto l’editoriale di una nota rivista di caccia. Siamo perplesse, meravigliate, ci fermiamo a riflettere su quanto appreso da questa prima pagina. Confrontiamo tutto quanto è scritto con ciò che pensiamo sul tema, notiamo come tutto sia diverso da quello che i nostri genitori, iniziandoci alla caccia, ci hanno sempre insegnato. Indugiamo nell’approfondire quanto scritto in questo editoriale; ritardiamo di proposito, lo facciamo quasi a bearci dei ricordi  che i nostri primi giorni di caccia hanno impresso nei nostri cuori, oggi, forse, più di moda chiamare “hard disk”. E’ una gioiosa carrellata la nostra; vivono di seconda vita così il mio primo fagiano, la sua prima beccaccia, e l’emozione di quella lepre, riportata dal vecchio cane e deposta ai piedi del babbo. Il Babbo. Già, il bravo maestro. Questi Padri che tutto sanno, che con pazienza ci hanno insegnato a riconoscere la spollinata del fagiano e la medica recisa dalla grossa lepre, il volo del tordo e l’impronta del capriolo. Rileggiamo quest’editoriale d’Aprile, lo rifacciamo con la rabbia e la convinzione che i nostri maestri, modelli e riferimento non solo venatori, non possono venir attaccati da facili penne, sminuiti nel loro valore da luoghi comuni. Volgarità gratuite che non li sfiorano. Non dovrebbero meravigliarci più di tanto questi scritti; oggi più che in passato, sembra quasi una necessità affidarci ai “tecnici” per tutte le questioni che riguardano i problemi della società. Pensavo… o meglio pensavamo….che il mondo della caccia fosse immune da questi problemi…e invece no. Purtroppo. Nell’editoriale, scritto da un cacciatore, invece si va pure oltre. Qui, in una sorta di atroce virtuosismo lessicale, i cacciatori del dopoguerra, compresi quei genitori ricordati poc’anzi,  sono tacciati di poca cultura, di maleducata ignoranza, di supponenza.  Ed’è così che, tra un bell’aggettivo e un buon sostantivo, coloro che ci hanno condotto per mano ad apprezzare le limpide albe d’autunno con il nasino all’insù, nell’ansiosa scoperta di un batter d’ali, vengono colpevolizzati di aver fatto della caccia un dopolavoro, di aver imbracciato la doppietta e girovagato per le campagne, senza un briciolo di cultura, senza passione per gli animali, ammaliati da selvaggina pronta caccia, rei e complici di amministrazioni senza scrupolo in cerca di consensi. Parere ingiusto e cattivo quello dell’editorialista in questione. In linea generale oltremodo, pare alquanto difficile oggi esprimere pareri sulla caccia,  lo si nota cercando di intervenire nelle argomentazioni sui diversi siti dedicati, dove l’imperativo, più che il prevalente, sta nelle personali credenziali: <strong><em>se non sei un tecnico taci!</em></strong> Se questo atteggiamento non fosse ridicolo, risulterebbe drammatico visto che, in molte occasioni, questi tecnici si referenziano da soli, in una sorta di autocelebrazione. Si auto incensano insomma, profumando l’ambiente e sentenziando con rigore per giunta. Ed è in questo contesto che la caccia vive la propria atroce sofferenza. Nasce spontanea la domanda: Ma dove va la caccia? E’ possibile contrapporre carabine supertecnologiche, cani teleguidati dagli occhi spiritati, condotti da cacciatori super acculturati, in grado di leggere nel DNA  di una piuma di quaglia la georeferenziazione del nido materno, ai valori, all’essenza della caccia?  Sono questi i cacciatori che cavalcheranno il terzo millennio? Mi sembra che si stia perdendo un po’ la via di casa, …quella strada che i nostri genitori ci hanno insegnato, nel rispetto dei valori che comprendono persone, animali e natura; la modestia, una linfa vitale che viene da povere ma generose radici. In assenza di modestia, virtù in estinzione a quanto pare, mirano molto lontano questi moderni aristocratici della caccia, tanto lontano da volersi appropriare addirittura del WWF, e così ci ritroveremmo, ai noi,  a far comunella con quel Fulco Pratesi che risolve il problema dello smaltimento del caro estinto, confezionandolo in scatolette per cani e gatti…o ancora governati…in attesa che anch’esso diventi cibo per mici…. dal celeberrimo principe Filippo di Edimburgo, famoso soprattutto per la dichiarazione shock <strong><em>“ Se rinascessi vorrei essere un virus letale per eliminare la sovrappopolazione, la crescita dell’uomo è la più grande minaccia per il pianeta” </em></strong> Se<strong><em> </em></strong> questa è la caccia del futuro… che Dio ci assista…..<strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> Lara Leporatti Presidente CPAS di Lastra a Signa</em></strong></p>
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		<title>IL MIO PRIMO MUFLONE in UNGHERIA CON MARCO</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 20:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono 5 minuti che aspetto fuori dall’Armeria Venturini.  Ancora non si vede nessuno. E poi gli uomini hanno il coraggio di accusarci di scarsa puntualità. Mi rincuora il furgone parcheggiato nel piazzale! Con Marco stiamo lavorando all’organizzazione di questo viaggio da alcuni mesi; finalmente è arrivato il giorno della partenza! Arrivano. Picchietto sull’orologio in modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.ibracchidilara.it/wp-content/uploads/2012/05/GENNAIO-2012-Caccia-ungheria-Lara-1442.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-158" title="GENNAIO 2012 Caccia ungheria " src="http://www.ibracchidilara.it/wp-content/uploads/2012/05/GENNAIO-2012-Caccia-ungheria-Lara-1442-300x224.png" alt="" width="300" height="224" /></a>Sono 5 minuti che aspetto fuori dall’Armeria Venturini.  Ancora non si vede nessuno. E poi gli uomini hanno il coraggio di accusarci di scarsa puntualità. Mi rincuora il furgone parcheggiato nel piazzale! Con Marco stiamo lavorando all’organizzazione di questo viaggio da alcuni mesi; finalmente è arrivato il giorno della partenza! Arrivano. Picchietto sull’orologio in modo eloquente… siete in ritardo dico loro. Con noi, all’ultimo momento, si è  unito Matteo, un giovane amico di Giancarlo che di recente ha comprato la carabina nell’armeria di Marco, le lungaggine burocratiche per iscrivere l’arma sulla “carta verde” non gli consente di portarla in questo viaggio, quindi sparerà con la mia  Mauser Stutzen 6,5&#215;57.  Marco, dopo i consueti saluti, guarda in modo enigmatico la mia  terza borsa rammentandomi con ilarità l’accordo riguardo i bagagli “minimalisti”…..Lo guardo sornione e gli sorrido a 32 denti mostrandomi sicura. So’ di essere bugiarda quando affermo che l’accordo si riferiva solo ai loro effetti personali! Si parte. Giancarlo occupa il posto da “navigatore”, Marco è promosso nell’immediato “nostro autista”, io e Matteo facciamo il primo pisolino dividendoci i comodissimi sedili posteriori… almeno fino alla prossima fermata per la colazione. Viaggio perfetto. Arriviamo a Nagykanizsa per l’ora di pranzo in perfetto orario, è ancora presto e se ci sbrighiamo possiamo già tentare la prima uscita. La caccia che ho scelto per questa avventura estera si svolge in una riserva distante una trentina di chilometri dalla casa che ci ospita. Chi si occupa di accompagnarmi dai responsabili della riserva parla solo tedesco, sfortunatamente conosco poche parole fondamentali che riguardano la caccia. Dopo alcuni tentativi comprendo che mi si chiede se sono disposta alla “Pirsch”, annuisco confermando con.. “ja spazieren, ich gehen”. Confortato dalla perfetta intesa in lingua prussiana questo mi consegna a Janos (Gianni), un giovanissimo guardiacaccia in forza alla riserva, anche lui, come seconda lingua, parla tedesco; in sua compagnia andrò alla ricerca del mio primo muflone. Si parte. Entriamo nel bosco, un gruppo di cervi, allarmato dai nostri passi su un tappeto di foglie secche se ne va indispettito, Janos procede molto lentamente. Nella cerca non incontriamo nessun muflone. Concludiamo la serata su un’altana senza nessun avvistamento. Sono riaccompagnata dal mio autista filo-prussiano alla casa di caccia, le prime due capriole fanno bella mostra di sé adagiate sul prato; io sono l’ultima a rientrare. Una grande stufa in maiolica riscalda la sala, la cena è già in tavola, solo ora m’accorgo che muoio di fame! Alziamo i calici per il primo brindisi di questo viaggio, poi Marco prepara ottimi Spritz con l’ Aperol portato di proposito dall’Italia. Dormo veramente poco e la sveglia suona di nuovo. Mi preparo in modo veloce poi scendo in sala da pranzo, accendo le due stufe e preparo il caffè per i miei colleghi cacciatori, loro alla chetichella si presentano,…assonnati! Cinqueunquarto, gli accompagnatori puntuali ci aspettano. Guten Tag…Servus…si riparte. Giancarlo è il più agitato, è alla ricerca di un cervo con il trofeo di 6/7 kg, gli altri cacceranno femmine di capriolo e io riparto alla ricerca del mio primo muflone. Attendiamo l’alba su un’altana. Il risveglio del bosco offre la vista di una quantità incredibile di fagiani involarsi dagli alberi, posti dietro di noi, per guadagnare il prato. Anche stamane è andata buca. Solo alcuni caprioli che non rientrano nei miei programmi. La mattinata è infruttuosa per me e per l’amico Giancarlo; gli altri invece hanno avuto successo. Mi è piaciuto comunque cacciare in questo modo, Janos è giovane ma dimostra grande esperienza nella caccia, lo si intuisce osservando la sua attenzione nell’accostare i selvatici, sempre sottovento, con passo leggero ma deciso. Si torna alla casa di caccia per la consueta ed abbondante colazione, è presto e Marco decide di visitare la città per alcuni acquisti, mi aggrego, è piacevole scoprire usi e costumi di questa gente, sono curiosità che a noi donne piacciono molto. Marco, oltre che primo autista, è promosso cuoco di campo; io sono il suo secondo. Come ogni cuoco che si rispetti è scorbutico e alla prima divergenza di opinioni mi degrada a sguattera intimandomi di abbandonare pentole e fornelli. Soccombo alla violenza e mi consolo preparando drink in sala da pranzo. Nel pomeriggio usciamo ancora, la caccia alla cerca è molto emozionante ma né io né Giancarlo abbiamo fortuna; io vedo solo cervi e daini, lui solo caprioli. La mia impazienza è percepita dall’autista Ungaro-prussiano che mi rassicura…. Janos ist gut…sicher Mufflon jagen… E’ in gamba questo è certo, riesce a sentire gli animali molto prima di me; quando allarmati partono, lui si ferma, quasi per non disturbare oltre il necessario. Sono molto contenta di questa situazione, tempo fa ebbi un’esperienza negativa con un accompagnatore Ungherese ma ultimamente ne ho trovati di veramente bravi. La sveglia suona la sua seconda giornata di caccia. Ripreparo il caffè. I nostri accompagnatori sono puntuali come il solito,..e come il solito vengo affidata a Janos non che mi dispiaccia anzi! Prima tappa altana, almeno finché viene giorno; due scoiattoli si rincorrono sugli alberi, guardo Janos sorridendo, lui ruota il dito sulla tempia come per dire…sono matti. Si scende dall’altana e si inizia la cerca nel bosco, Sant’ Hubertus, forse stanco di sentire suppliche oggi è con noi; infatti, davanti a noi partono tre Mufloni maschi, imbraccio velocemente e mi preparo per il tiro, aspetto ansiosa il suo “Schiessen” lui continua a controllare con il binocolo ma non si decide, io aspetto… bambini… è la parola italiana che conosce per dire che sono giovani.  Rientriamo alla casa di caccia. Tutto quel camminare…o forse solo l’aria ungherese…mi mette una fame che mangerei un muflone. Sono contenta ma anche molto stanca, vado a dormire un po’. Nel pomeriggio ci addentriamo ancora di più in questo bosco che circonda il piccolo paese di Liszò, mi piace questo posto, lo considero un pozzo di San Patrizio…anche in questo pomeriggio non si è visto nulla, ma sono certa che….prima o poi… . Anche Giancarlo è sconsolatamente agitato, comprendo le sue ansie, la quantità di cervi presenti in Ungheria induce a pensare che sia facile cacciarli, ma non è così e come dice Laszlo “gli animali non sono legati”. Questa volta è il profumo del caffè che sveglia me, a prepararlo è Matteo, un nuovo giorno di caccia sta per cominciare.  Appena fa giorno lasciamo l’altana e iniziamo a camminare nel bosco quasi in punta di piedi. Riconosco il posto, ci stiamo dirigendo verso il grande prato dove ieri mattina vi atterravano i fagiani, sto attenta a dove metto i piedi, Janos va molto piano e questo mi fa sperare in bene. Improvvisamente si ferma, quasi gli finisco addosso tanto gli sono vicina. Lo affianco per guardare… Mufloni! Tanti Mufloni! Possono vederci, loro piazzati in mezzo ad un prato pulito, noi al limite del bosco; mi fa cenno di seguirlo, ci avviciniamo ragionevolmente a tiro. Posiziona i treppiedi e mi indica il quarto animale da sinistra, appoggio la carabina e lo inquadro, ma il muflone si muove e mi mostra il posteriore. Aspetto, alzo la testa, non voglio guardare nell’ottica per troppo tempo, gli occhi si stancano presto e cominciano a lacrimare, mi diventerebbe poi difficile sparare. Il mio muflone ha delle corna bellissime ma non ha intenzione di girarsi, non collabora. Janos mi tocca la spalla, mi indica un gruppetto di 4 maschi poco oltre, aiutandosi con un gesto delle dita afferma: il terzo “ist gut”. Osservo il trofeo di quest’ultimo, ha ragione Janos, riguardo l’altro e noto che la differenza è veramente minima, quest’ultimo però è posizionato bene; devo decidermi altrimenti rischiamo che il branco ci veda e si perda l’occasione. Armola Blaser  7x65r, ormai abbiamo un buon feeling io e lei. Respiro profondamente, scendo con la croce sulla spalla, è ferma, trattengo il respiro e lascio andare il colpo. Il branco si agita, si confonde, si avviano veloci verso la sicurezza del bosco, io svelta ricarico. Janos continua a guardare, alzo gli occhi e il grosso maschio rallenta la sua corsa verso il bosco e cade. Il branco ora è fermo al limite del prato, una femmina lo guarda incuriosita, gli si avvicina, un giovane maschio lo osserva quasi a comprenderne le ragioni della caduta, poi se ne vanno e noi possiamo avvicinarci. Janos con un gesto gentile mi invita a precederlo verso il muflone caduto, mi riconosce l’onore del prelievo, mi tolgo il cappello e mi inginocchio, il colpo è perfetto, ma nonostante questo il muflone ha corso per una trentina di passi. Il mio guardiacaccia strappa un ramo di quercia e me lo porge stringendomi la mano, accompagna il gesto con un caloroso Weidmannsheil. Un muflone bellissimo, un sogno che si avvera, rincorro questo animale da tanto tempo ormai, l’ho sognato proprio così, bello e difficile. Distolgo il pensiero del selvatico appena abbattuto per pensare al bastone del battesimo! Scaccio il futuro dolore come un cattivo pensiero. Ci penserò a suo tempo. Abbraccio Janos, il suo volto per la prima volta s’illumina in un sorriso, mi abbandona momentaneamente per recuperare la macchina, io continuo ad ammirare il mio bellissimo muflone; i suoi occhi sono nitidi, intorno al collo, dove arrivano le corna, manca di pelo, sulla fronte si intuiscono vecchie ferite, forse ricordo di dispute d’amore. Il trofeo è enorme. Janos arriva, facciamo alcune foto, ne scatto una con il cellulare e la invio a Marco, già immagino la sua trepidazione al pensiero del mio battesimo! Arrivo alla casa di caccia, sono tutti in giardino che mi aspettano festosi; quest’euforia non promette nulla di buono. Vado incontro al mio destino sperando che gli amici siano benevoli con mani di fata. Non è così…. A pranzo un brindisi d’obbligo per il mio Muflone, stappiamo un mio preferito… Gewurztraminer! Nel pomeriggio usciamo ancora. Contrariamente a quanto stabilito e incapace di rimanere sola alla casa di caccia ad aspettare il ritorno degli altri cacciatori, decido di effettuare ancora alcune uscite di caccia. Mi riprometto, pur conoscendo la mia incapacità di resistere alla tentazione, di non abbattere capi con trofei importanti. La mia decisione rallegra Janos, adesso non ha importanza cosa ci regalerà Weidmann, mi basta andare a caccia in quel bellissimo ambiente. Ci inoltriamo nel bosco percorrendo una vecchia strada forestale, un meraviglioso tappeto di foglie gialle. Intorno a noi alberi lecci, querce con le ultime foglioline disperatamente attaccate alla vita, sembra non vogliano cadere mai. Sono presa dai miei pensieri, serena ed appagata, godo questo magnifico paesaggio in una giornata d’inverno dal tiepido sole. Davanti a noi, fermo che ci osserva, un bellissimo muflone, materializzato dal nulla. Sono in sintonia con la guardia, entrambi bloccati ci ritroviamo sorpresi, Janos apre i treppiedi, vi appoggio il fucile e respiro in affanno, mi sento troppo agitata e ritardo lo sparo, forse la colpa è di quel muflone tanto vicino, il suo sguardo mi agita. Una guerra dei nervi la nostra, lui fermo li, in posizione perfetta, respiro ancora e ancora; vinco io, lascio partire il colpo. Schizza via, svanisce in mezzo agli alberi con l’identica magia con cui è apparso, guardo Janos alzare le spalle incerto, aspettiamo qualche minuto, ricarico e andiamo a controllare. Sull’Anschuss troviamo una spruzzata di sangue, poco oltre giace il mio secondo muflone. Janos va a cercare un rametto e me lo porge. Sono la prima a rientrare, la caccia per me è finita presto ma sono contentissima. Sento il rumore delle macchine e vado incontro ai miei amici. Marco interroga il mio sorriso….ne hai fatto un altro mi dice! Accompagno i miei amici d’avventura nel prato e mostro loro il mio secondo muflone in tutta la sua bellezza. Anche Matteo ha avuto successo nella caccia, ha abbattuto un&#8217;altra capriola ed è molto soddisfatto di come spara la mia carabina,…non avevo dubbi in proposito. La stanchezza inizia ora a farsi sentire, le emozioni vissute in questa giornata sono state molto intense, credo di non aver mai riso tanto, anche se con Marco sembriamo due zitelle acide, sempre pronte a discutere su tutto in un gioco contorto a chi si riserva l’ultima parola. Perde in continuazione benedicendo i …Maledetti Toscani…. Siamo all’ultima alzataccia della nostra avventura in terra Magiara. Preparo forse l’ultimo caffè del girone. Scendono in sala pranzo stupiti dal mio abbigliamento che lascia intuire la volontà di un’ennesima uscita. Il volto di Giancarlo lascia intendere invece la sua delusione, lo rincuoriamo promettendoci di ritornare se non si avrà fortuna in queste tre ultime uscite. Con Janos si ritorna sull’altana degli scoiattoli, si rivedono, ancora giocosi come sempre. Rimaniamo in attesa fino a giorno fatto, poi si inizia la cerca attraverso sentieri che attraversano il bosco di querce e di faggi. Davanti a noi appare un bellissimo cervo coronato che la mia guardia stima in 6/7 chili…. Strana davvero la caccia. Si guadagna momentaneamente un’altana altissima salendo una ripida scala, poco distante una “governa” con del mais sparso di fresco. Il mio accompagnatore pare abbia capito che non mi interessano trofei da medaglia….mi basterebbe un capriolo o un giovane cervo per completare in modo magnifico la mia avventura. Dopo alcuni minuti il calpestio sulle foglie secche annuncia l’arrivo di qualche animale. Sono cinghiali. Un “trenino” di cinghiali di taglie diverse sprigiona l’euforia di Janos; si agita e implora… Schiessen…Schiessen…bambino….vier vier….indicandomi il quarto animale. Ma si penso, perché no! Mi metto giù sulla carabina, li conto uno ..due ..tre e quattro… mi accorgo che non è proprio piccolo! Qualcosa non va, lancio un’occhiata alla via di fuga dei cinghiali uno è già passato oltre , quindi il quarto è diventato il terzo , questo va bene , lo valuto, 50kg, sparo. I cinghiali fuggono in modo disordinato, Janos mi indica…. preso, con la punta dell’indice si tocca il fianco…., capisco che forse l’ho ferito. Aspettiamo qualche minuto e scendiamo dall’altana per recarci  sull’ Anschuss. Non c’è sangue.  Entriamo nel bosco e fatti pochi passi lo vediamo a terra ferito all’addome. Schiessen incalza Janos, prontamente eseguo, sparo ancora, il cinghiale si immobilizza di colpo. Ci avviciniamo ha un pelo molto lungo come non se ne vedono da noi, mi tolgo il cappello e lo accarezzo, Janos sorride mi dice brava e l’ormai consueto Weidmannsheil. Il giorno dopo, prepariamo il tableau con gli ultimi due animali, forse gli ungheresi, armati ora di videocamera, si aspettano un altro battesimo, fortunatamente ho già abbattuto altri cinghiali!  Con il corno da caccia, in onore alla selvaggina, mi esibisco in alcuni brani per rendere gli onori ai capi abbattuti e al lavoro dei nostri preziosi accompagnatori. Il responsabile della riserva esprime i suoi complimenti per la correttezza dimostrata nelle azioni di caccia. Rimangono ancora due uscite, Giancarlo non sarà fortunato è riuscirà a vedere alcuni cervi ma non a sparare; dovrà tornare in Ungheria per la caccia al bramito. Matteo invece ha abbattuto due belle femmine di capriolo. Marco, con i suoi quattro abbattimenti, accontenta così anche la sezione Alpini del suo paese!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lara Leporatti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Blitz animalista: «Il canile di Cadibona sembra un lager»</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 14:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cadibona. Trovati cani affamati e infreddoliti, senza coperte, con le ciotole del cibo e dell’acqua completamente gelate e, tra le cucce e la sporcizia dei loro escrementi, il corpo di un cane morto oramai da ore . È questa la scena che descrive un gruppo di ragazzi savonesi, amanti dei cani, che si sono recati [...]]]></description>
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<p>Cadibona. Trovati cani affamati e infreddoliti, senza coperte, con le ciotole del cibo e dell’acqua completamente gelate e, tra le cucce e la sporcizia dei loro escrementi, il corpo di un cane morto oramai da ore .<br />
È questa la scena che descrive un gruppo di ragazzi savonesi, amanti dei cani, che si sono recati in modo assolutamente volontario al canile di Cadibona, gestito dall’Enpa, domenica scorsa, il 5 febbraio. Che il freddo fosse una minaccia soprattutto per le strutture dell’interno era probabile, tanto più così violento e inaspettato. Ma l’Enpa, come indicato sui cartelli all’ingresso del canile, è incaricato quotidianamente di sorvegliare sulla salute e sulle necessità dei cani facendo visita ogni mattina agli animali, ancor più in una situazione di assoluta emergenza come quella dei giorni scorsi. Secondo i giovani savonesi, però, così non è stato e a riferirlo sono due delle ragazze che, domenica scorsa, sono state a Cadibona, Valentina e Eliana.</p>
<p>«Abbiamo percorso in macchina tutta la strada, in parte innevata, sino al canile – spiega Valentina – con l’idea di dare un aiuto in più ai cani lì ospitati. L’ingresso era aperto ed è stato sufficiente spingere il cancello in ferro per entrare. Ma si è presentato uno spettacolo che faccio fatica a descrivere».</p>
<p>Sono le immagini a raccontare lo scenario davanti ai ragazzi savonesi che hanno scattato una serie di foto con i loro cellulari. Attraversando a fatica le stradine interne al canile, completamente innevate, sono giunti alla prima struttura in legno e cemento dove c’erano le cucce. A terra giaceva un cagnolino nero morto, tra gli ululati degli altri cani. «Possiamo dire con certezza – spiega Eliana – che il cane era morto da tempo, per una serie di particolari poco gradevoli da descrivere. Questo testimonia che nessun volontario dell’Enpa, tantomeno la custode che è pagata dall’ente, si è recata nei giorni del gelo al canile». Sono molti, secondo i ragazzi savonesi, i particolari che permettono di trarre questa conclusione. «Le ciotole – spiegano – erano vuote, altre completamente ghiacciate, non solo l’acqua, ma anche il cibo, posizionato lì chissà quando. Nessuno, a nostro giudizio, si era recato nella mattina e nei giorni precedenti. Lo spettacolo era terribile: escrementi ovunque, un cane con la diarrea e altri affamati e infreddoliti».</p>
<p>I ragazzi hanno subito preparato il cibo per gli animali. Ma c’è un altro aspetto che fa infuriare i giovani savonesi. «Pochi giorni fa – dice Valentina &#8211; una volontaria che si occupa all’estero della cura dei cani randagi, in questi giorni in Italia, aveva scritto una e-mail al presidente dell’Enpa, precisamente il 2 febbraio come indica la nostra documentazione, chiedendo le condizioni degli animali nel canile di Cadibona e offrendo disponibilità e aiuto». Nella risposta e-mail, fornita dai ragazzi, il presidente Enpa, Gianni Buzzi, sempre in data 2 febbraio, rispondeva che i cani nella struttura, 38 secondo quanto da lui riferito, erano in ottimo stato e che, dopo le nevicate, un gruppo di volontari si era occupato dello sgombero della neve dai camminamenti e dai recinti degli animali assicurando una buona scorta di coperte da mettere nelle cucce. A quanto dicono i ragazzi e le foto di tre giorni dopo, domenica 5 febbraio, la scena era ben diversa e ieri è stato impossibile svolgere una nuova verifica poiché l’ingresso del canile era chiuso a chiave.</p>
<p>Un situazione del tutto smentita dal presidente Enpa, Gianni Buzzi, che si dichiara estremamente amareggiato per le accuse sulla gestione del canile. «I volontari – dice – hanno lavorato al canile di Cadibona dal 30 gennaio, appena è arrivato il gelo. Dopo la nevicata hanno liberato gli accessi proseguendo i viaggi ogni giorno e portando cibo e acqua agli animali». A proposito del cane morto ha aggiunto Buzzi: «È morto domenica mattina – dice – non per il gelo ma per leishmaniosi e vecchiaia. I nostri volontari non l’hanno portato via poiché non era possibile accedere al canile in auto”» Alla richiesta di come siano stati utilizzati i lasciti per il canile ha aggiunto: «Nel 2006 eravamo sfrattati e con il lascito abbiamo acquistato il terreno. Ci battiamo da anni per ristrutturarlo e nei prossimi mesi dovremmo avere l’ok dalla Conferenza dei servizi».</p>
<p>Situazione accettabile in un momento di tale emergenza, quella del canile di Cadibona, infine, secondo Annamaria Mirengo, del Servizio Veterinario dell’Asl di Savona. «Nel sopralluogo congiunto di venerdì scorso tra la Forestale e il Servizio Veterinario – ha detto &#8211; non è stato rilevato nulla di anormale contando la generale situazione d’emergenza gelo».</p>
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		<title>LA CACCIA UNISCE L’ITALIA E AIUTA UN AMICO</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 23:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Salve a tutti, la presente per comunicare cessione di qualche mio cane da caccia, ovviamente setter inglesi, anche un pointerino e una pointer di 4 anni, cedo inoltre qualche semiautomatico, browning gold, franchi prestige ,browning silver, marocchi tecno, sono ormai alla frutta e andar avanti così e&#8230;.. prego chi interessato di farmi avere messaggi privati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bighunter.it/Portals/0/notizie/270/2011/leporatti%20270.JPG" alt="i bracchi di lara" /></p>
<p><em><br />
Salve a tutti, la presente per comunicare cessione di qualche mio cane da caccia, ovviamente setter inglesi, anche un pointerino e una pointer di 4 anni, cedo inoltre qualche semiautomatico, browning gold, franchi prestige ,browning silver, marocchi tecno, sono ormai alla frutta e andar avanti così e&#8230;.. prego chi interessato di farmi avere messaggi privati, il prezzo ad offerta, perche devo togliere per far money per poter vivere almeno qualche settimana. con dolore ma devo farlo.<br />
saluti</em><strong></p>
<p>Se sfogliamo i giornali probabilmente messaggi di questo genere se ne possono trovare più d’uno; lasciano intuire difficoltà economiche che si aggravano ogni giorno e coinvolgono molti di noi. Una situazione per molti difficile, per alcuni impossibile da sostenere; frutto forse di scelte politiche dissennate, continuate nel tempo che ora, piaccia o no, siamo costretti a rimediare. Tutti noi, in questi giorni, apprendiamo attraverso la televisione o leggendo i quotidiani delle difficoltà economiche in cui versa la nostra bell’amata Patria… (non che gli Altri vadano meglio per carità)…. lo spread che imbizzarrisce più di Cavallo Pazzo,… la Borsa che va su e giù come un vecchio jo-jo,… il cambio Euro/Dollaro e tante altre cose. Tutto questo porta certamente apprensione per il nostro futuro, ma ancor più, situazioni di questo genere inducono gli uomini ad atteggiamenti egoistici. Ognuno per se e Dio per tutti, sembra l’imperativo dominante,…. una sorta di tormentone invernale che, auguriamoci, muoia con il sole di primavera. Quello che è successo in questa circostanza invece è in controtendenza, invita  alla riflessione, apre uno spiraglio di speranza per tutti noi in un mondo dove il cinismo pare sia il non-sentimento dominante.   </p>
<p>E’ iniziato tutto così, un giorno, per  caso. La comparsa di  questo messaggio sul Forum del Sito Internet www.ilbraccoitaliano.net ha attirato l’attenzione mia e di altri frequentatori abituali di quel sito. Poche le notizie, molto frammentarie, nessuna indicazione certa. Qualcosa di grave era di certo successa per indurre un amico comune a vendere i propri fucili e ancor più i suoi amati cani. E’ bastato ad un volenteroso ed attento moderatore aggiungere al messaggio tre parole in maiuscolo….. AIUTIAMO UN AMICO, che il tam-tam mediatico ha diffuso nella coscienza dei frequentatori del sito un’incredibile stimolo alla solidarietà. Tre parole che sono  bastate a smuovere gli animi non solo delle persone che lo conoscono, ma anche quelle di sconosciuti, uniti solo dalle comuni passioni: LA CACCIA e LA CINOFILIA. Questo sito unisce uomini, donne e giovani ragazzi con la passione per la caccia, i cani, le armi e tutto quanto attiene la nostra passione. Perfetti sconosciuti che si scambiano opinioni e informazioni attraverso una tastiera,  di frequente con il proprio nome o con uno pseudonimo. In questa occasione tantissimi hanno risposto all’appello mettendo a disposizione quello che potevano, piccole somme di denaro, magari frutto di risparmi destinati ai tradizionali regali di fine anno o  per altre spese. Cosa può aver costretto un cacciatore a porre in vendita i propri cani? L’amico in questione, padre di due bimbe, ha recentemente perso il lavoro, questa disgrazia anche da sola è sufficiente a giustificare una scelta tanto coraggiosa. Ad aggravare una situazione già difficile si aggiunga che la moglie, nella settimana precedente le Feste Natalizie, ha subito un urgentissimo  intervento chirurgico per risolvere un delicato problema di salute. All’amico in questione  è venuto a mancare, oltre al lavoro, il bene più prezioso nella vita, la salute della persona amata. La solidarietà verso questa giovane coppia si è estesa dal semplice cacciatore appassionato al mondo dell’arte, attraverso la proposta di un’asta per l’assegnazione di dipinti su ceramica, dipinti ad olio, vendita di preziosi libri antichi, armi e pure l’abbattimento di caprioli in aziende faunistiche venatorie. La prima asta è cominciata con un piatto dipinto a mano offerto da un noto artista-cacciatore raffigurante una scena di caccia alla coturnice della Sicilia, terra dell’amico cacciatore. E’ continuata con la vendita all’asta del dipinto di un’artista Cubano attraverso l’interessamento di una frequentatrice del sito, continuando così una corsa alla solidarietà che si è conclusa nella notte della vigilia di Natale e che si è dibattuta fino all’ultimo secondo. Ma cosa ha di tanto speciale questo atto di generosità?, in fondo aiutare una persona in difficoltà oggi non dovrebbe stupire più di tanto. Quello che rende speciale questa storia, in un momento dove la caccia viene denigrata continuamente dai media, siano esse emittenti pubbliche o private, riguarda l’origine della solidarietà; in questa occasione è nata nel cuore dei cacciatori, in modo spontaneo, senza cioè pensare al suo utilizzo strumentale come purtroppo è abitudine consolidata da parte di alcuni Ministri a noi noti, celebri più per il loro livore nei nostri confronti che per il lavoro svolto nell’incarico istituzionale.  Questo gesto nasce proprio come gesto spontaneo da quelle persone che oggi vengono ingiustamente additate come assassini,  sanguinari, incapaci di partorire sentimenti di nobiltà. In questo caso la solidarietà ha unito i cacciatori di tutte le regioni, del nord del centro e del sud. Persone con animo nobile e gentile  in questo Natale hanno dato prova che una passione, vera e pura come la Caccia, può unire uomini, donne e ragazzi di tutta Italia. Ma chi conosce i cacciatori sa che oltre alla passione per la caccia hanno un grande cuore! Lo dimostrano ogni volta che vengono organizzate gare, mostre cinofile e raduni dove il ricavato viene devoluto in beneficienza, ma questo purtroppo nessuno lo evidenzia ponendone in risalto gli obiettivi. Oggi appare molto più facile  accattivarsi le simpatie di un pubblico poco attento alle vere vicende della natura, propinando in continuazione storielle strappalacrime ottenute umanizzando personaggi di Disney. Ma la caccia non è così. I cacciatori non sono così. Sono persone dal cuore grande che in questo Natale hanno aggiunto un pò di speranza e un briciolo di serenità alla famiglia di un amico.</p>
<p>Lara Leporatti</p>
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		<title>“Tutte le cacce hanno pari dignità e meritano pari rispetto”</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 13:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ ancora Novembre. Ancora una volta, nel bel mezzo della caccia, si festeggia il nostro santo patrono. Sant’Ubertus. Quest’anno, forse più di altre volte, siamo un po’ tutti costretti a riflessioni profonde. Riflessioni sulle difficoltà economiche e politiche che il paese si trova ad affrontare e, in aggiunta, per quanto ci riguarda, siamo costretti ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibracchidilara.it/wp-content/uploads/2011/11/foto.jpg"><span id="more-115"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-116" title="foto" src="http://www.ibracchidilara.it/wp-content/uploads/2011/11/foto-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>E’ ancora Novembre. Ancora una volta, nel bel mezzo della caccia, si festeggia il nostro santo patrono. Sant’Ubertus. Quest’anno, forse più di altre volte, siamo un po’ tutti costretti a riflessioni profonde. Riflessioni sulle difficoltà economiche e politiche che il paese si trova ad affrontare e, in aggiunta, per quanto ci riguarda, siamo costretti ad interrogarci sulle difficoltà che la caccia incontra nel suo svolgimento ad ogni nuova apertura. E’ un’ansia perpetua la nostra purtroppo. Basta seguire gli home-page dei diversi siti dedicati alla caccia per accorgerci come tutto negli ultimi anni sia cambiato. In peggio purtroppo. Oggi, tutti noi, assistiamo speranzosi ai proclami di vittoria verso la conquiste di calendari e deroghe della vigilia, per sprofondare poi nell’amarezza ai comunicati delle sospensioni imposte dai TAR nei giorni seguenti. Un tormento senza fine in un’infernale girone dantesco, dove diavoli animalisti, raggruppati in perfide associazioni, ci punzecchiano di continuo per impedirci il sollievo di una breve stagione di passione. Un autunno dedicato alla caccia. Tutti noi viviamo momenti davvero delicati, per quanto riguarda questa nostra passione. In questi frangenti, come in tutte le vicissitudini della vita, emergono almeno un paio di sentimenti che caratterizzano gli uomini da sempre; l’egoismo e l’altruismo.<br />
Ho sempre pensato, in materia di caccia, che un cacciatore dovrebbe godere della libertà di alzarsi il mattino e decidere cosa cacciare. E’ lo spirito stesso della caccia che mi porta a pensare in questo modo. Ed è lo spirito dell’avventura contenuto nella nostra passione che giustifica questo pensiero. L’orientamento di ognuno di noi però non ambisce a confini molto vasti; credo siano davvero pochi coloro che potrebbero spaziare dal fagiano all’elefante. Il più delle volte l’orientamento del cacciatore verso una forma di caccia è determinato dal tempo a sua disposizione e…dalle possibilità economiche. Oggi però, vuoi le restrizioni legislative in materia venatoria e l’incalzante riduzione dei territori adeguati all’esercizio della caccia, la scelta diventa “obbligata” a priori…purtroppo. E’ utopistico pensare il contrario. Ognuno di noi, giustamente, cova dissenso o rancore verso gli orientamenti venatori imposti da scelte politiche dissennate degli ultimi anni, ….spesso metabolizzate in modo allegro dalle nostre associazioni, ….. ma questo non deve impedire di mantenere la lucidità nel pensiero, indirizzando il giusto livore verso gli obiettivi meritevoli di ingiurie, o, anche noi, finiremo come i capponi tanto ben descritti dal Manzoni nei suoi Promessi Sposi che, racchiusi nell’angusto spazio di un sacco si disputavano a colpi di becco, ignari che avrebbero finito presto i loro giorni sfamando allegri commensali. E’ questo l’egoismo che emerge nelle nostre difficoltà. E’ quel voler elevare alcune forme di caccia a scapito di altre, tentando di aggrapparci alla zattera di salvataggio, egoisticamente cattivi, mordendo a destra e a manca, rischiando così dopo strenua lotta di essere soli, isolati e non in grado di remare da soli verso la salvezza. E’ il continuo contrapporre metodi e sistemi da sempre racchiusi, tutti insieme, in un unico contenitore, che finirà per condannarci. Condannerà la caccia e con essa tutti noi.<br />
Se è pur vero che alcune forme di caccia oggi godono di situazioni privilegiate rispetto ad altre…il cui tentativo di spiegazione richiederebbe spazi maggiori… si deve anche sottolineare che altre forme di caccia, oggi in estrema difficoltà per mancanza di “materia prima”, non sempre hanno goduto delle attenzioni umane riservate alle prime e, in aggiunta, l’ambiente si è modificato solo a favore di alcune specie, spesso penalizzando in modo irreversibile le altre. Ed è ancora questo l’egoismo che si fa strada, purtroppo, nei cacciatori. Il considerare alcune forme di caccia “inferiori”, non meritevoli di considerazione, peggio ancora, non meritevoli di feroce e strenua difesa.<br />
Al tempo stesso però troppi cacciatori, (si noti il voluto minuscolo) escono a caccia solo per “far carniere”, in barba alla “costante etica” che ci dovrebbe accompagnare dal momento che mettiamo in spalla il fucile e in tasca le cartucce. Io stessa sono perseguitata dalla passione della caccia con il cane da ferma. All’apertura della stagione di caccia, la selvaggina da piuma, pur non in modo esagerato è presente un po’ dappertutto, io stessa la caccio, con educata parsimonia; questa però diventa veramente rara dopo pochissime uscite e, mi riesce veramente difficile il pensare che cornacchie e volpi si stringano in una sorta di santa alleanza per depredarci e farci così dispetto… subito dopo l’apertura! Non voglia il mio suonare come un indiscriminato atto d’accusa… … ma certo è che qualcuno piglia forse un po’ più del dovuto.<br />
Ma questo per noi Cacciatori non sarà solo il mese dei morti. Sarà soprattutto il mese dei ricordi. Che Sant’Ubertus insegni a tutti noi a rendere il ricordo di questi giorni non un lutto, con una visita rituale ai defunti, ma un’impegno a rendere viva la nostra grande passione.</p>
<p>Buon Sant’Ubertus a tutti noi.<br />
Lara Leporatti</p>
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		<title>Un apparizione inaspettata</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 09:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non avendo il maschio adulto da abbattere mi limito ad usare la telecamera invece del fucile.]]></description>
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<p>Non avendo il maschio adulto da abbattere mi limito ad usare la telecamera invece del fucile.</p>
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		<title>Drahthaar trovato a Perugia spargete la  voce, riportiamolo dal suo padrone!</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 20:17:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[SE QUALCUNO LO RICONOSCE CONTATTI IL SUO PADRONE! CHE CHIAMI SUBITO QUESTA &#8220;SIGNORA&#8221; O AVVERTA CHI DI DOVERE PER RIAVERE IL SUO CANE!!!!! i CANI NON FUGGONO!!!!!!!! Io sono BROWN, Drathar a pelo duro di 2 anni. Inutile dire che sono uno schianto perche&#8217; le foto parlano da sole, e&#8217; inutile dire che sono anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibracchidilara.it/wp-content/uploads/2011/10/dd.jpg"><img src="http://www.ibracchidilara.it/wp-content/uploads/2011/10/dd-300x200.jpg" alt="DD trovato a Perugia" title="D.D. Trovato a Perugia cerca il suo padrone cacciatore spargete la voce " width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-103" /></a></p>
<p>SE QUALCUNO LO RICONOSCE CONTATTI IL SUO PADRONE! CHE CHIAMI SUBITO QUESTA &#8220;SIGNORA&#8221; O AVVERTA CHI DI DOVERE PER RIAVERE IL SUO CANE!!!!! i CANI NON FUGGONO!!!!!!!!</p>
<p>Io sono BROWN, Drathar a pelo duro di 2 anni. Inutile dire che sono uno schianto perche&#8217; le foto parlano da sole, e&#8217; inutile dire che sono anche modesto ^_^ !!! Sono ambitissimo dai cacciatori perche&#8217; mi usano per il cinghiale e la lepre ma io HO DETTO NO ALLA CACCIA! Sono fuggito dal cacciatore e ho vagabondato settimane per il bosco, avevo al collo il campanellino delle battute al cinghiale quando le volontarie mi hanno ritrovato. Mi hanno portato in canile e per legge ho dovuto aspettare 2 mesi&#8230;perche&#8217; il cacciatore poteva venire a reclamarmi e ahime&#8217;&#8230;mi avrebbero dovuto restituire!! Invece nessuno mi ha cercato, e aggiungo per fortuna, io nel serraglio non ci voglio stare! Ora sono in cerca di una famiglia che mi ami per quello che sono, non perche&#8217; sono un cane per la caccia, non perche&#8217; gli servo per uno &#8220;sport&#8221; cosi infame. Io mi trovo al canile di perugia, ma le volontarie per buona adozione mi accompagnano tutto centro nord Italia. Amo le cagnoline femmine ma non mi piacciono i cani maschi! Sono in regola con vaccini e libretto sanitario. INFO ELIANA 3663316207</p>
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		<title>Giornata di addestramento Bracchi Italiani</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 21:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lara</dc:creator>
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		<title>Caccia in Ungheria</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 12:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lara</dc:creator>
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<p style="text-align: center;">Caccia in Ungheria</p>
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		<title>Qualcuno deve fermarli&#8230;!</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 07:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta, all’avvicinarsi dell’apertura della caccia, insorgono gli amanti degli animali. Davvero strane queste associazioni che sorgono numerose come i funghi. Amano  farsi chiamare “animalisti” senza conoscere il vero significato del termine. “Ambientalisti” per auto definizione, si proclamano vegetariani per meglio valorizzare la loro immagine di difensori degli animali. Si ergono a tutela della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibracchidilara.it/wp-content/uploads/2011/09/254823_2030719698371_1555471877_2166099_4747032_n1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-58" title="lara a caccia" src="http://www.ibracchidilara.it/wp-content/uploads/2011/09/254823_2030719698371_1555471877_2166099_4747032_n1-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Ancora una volta, all’avvicinarsi dell’apertura della caccia, insorgono gli amanti degli animali. Davvero strane queste associazioni che sorgono numerose come i funghi. Amano  farsi chiamare “animalisti” senza conoscere il vero significato del termine. “Ambientalisti” per auto definizione, si proclamano vegetariani per meglio valorizzare la loro immagine di difensori degli animali. Si ergono a tutela della natura, paladini delle bestie. Con la pretesa di essere gli unici protettori del creato, non s’accorgono di essere appesantiti da paradossi e demagogie estreme. Rispettosi fino allo spasimo della vita animale, hanno finito per anteporla alla vita stessa degli uomini. Nella loro illogica visione delle priorità naturali, sono scivolati tanto in basso nella considerazione della vita umana che la gente comune, quella seria per intenderci, inizia ad assistere con una certa curiosità ai deliranti proclami che accompagnano ogni evento della vita sociale, dove l’utilizzo degli animali è di frequente una tradizione che affonda le proprie radici nella storia più antica del nostro popolo. Spesso usanze antiche accettate da sempre e da tutti. Hanno insulti un po’ per tutti. Li vediamo così insorgere stupidamente contro il Palio di Siena, vergognosamente sostenuti da Ministri e Parlamentari, in queste occasioni nelle vesti di macabri opportunisti alla disperata ricerca di consensi elettorali. Ma il fronte animalista è molto esteso, per nostra disgrazia o nostra fortuna. Li ritroviamo così anche in terra Spagnola; da sempre ostinatamente contrari alla corrida, ora se la prendono pure con la festa di San Firmino, in quel di Pamplona, dove, se mai ce ne fosse la necessità, si dovrebbero tutelare più i fedeli euforici che i tori esuberanti. Ma chi sono in realtà questi personaggi, quasi sempre vestiti del nero colore della morte; loro, inneggianti alla vita delle bestie con slogan di malaugurio verso il mondo degli uomini. Il mondo dei cacciatori. Urlanti metropolitani imbrattatori di muri e vetrine. Da dove vengono questi, in quale contesto hanno preso forma, vita associativa. Nessuno lo sa con precisione. Attribuire una datazione certa alla nascita di questi movimenti animalisti è di certo un azzardo. Già l’Ateniese Senofonte, discepolo di Platone, scrivendo il primo trattato sulla caccia nel quarto secolo prima di Cristo raccontava di…. Genti che amano più le bestie che gli uomini…E già allora, ci riferisce Senofonte, erano visti con sospetto o forse meglio con la compassione riservata agli stolti. Ma non è questo il problema, noi cacciatori, ad esempio, ….li vediamo con occhio anche peggiore….  Il problema, se mai esiste, sta nel modo dissacrante con cui queste “sette”  paragonano gli uomini agli animali, in una sorta di dottrina nuova, che emargina la vita umana fin’ora al centro del creato per far posto alle specie animali, fortunatamente in una gerarchia ancora da tutta da definire. E’ una fortuna, per ora, sapere che forse veniamo prima delle pantegane… Ma è la visione della vita umana che appare distorta nel pensiero di queste persone, irrispettosa non solo della vita, bensì pure dopo la vita stessa se, un loro “Guru”,  ha ventilato l’ipotesi che dopo la morte si potrebbero utilizzare cadaveri umani per farne mangime per le bestie. L’essere uomo invece significa sopratutto possedere anche una vita spirituale. Il pensiero, essenza astratta generata dal cervello, ci dissocia dalle bestie nella misura della sua potenziale razionalità. Noi umani possiamo anche non seguire gli istinti che sono invece prerogativa obbligata per le bestie.  La condanna urlata degli animalisti verso il mondo venatorio, sta nella consapevolezza che noi proviamo piacere nell’esercizio della caccia. E’ difficile far comprendere a questa gente che “voglia di cacciare” non è sinonimo di “voglia d’uccidere”. Posto il problema che l’aumento eccessivo di alcuni selvatici pone in pericolo l’esistenza degli stessi, viene da loro accettato che “l’uccisione”, se mai inevitabile, debba necessariamente essere effettuata dal guardacaccia, ipotizzando che lo stesso, proprio per professione, non possa provare nessuna emozione; piacevole o dolorosa. Tutti gli uomini appartengono alla famiglia dei predatori. Non è un vanto ma neppure una colpa. Siamo così, punto e basta. Siamo pure onnivori è vero, ma le nostre caratteristiche somatiche parlano chiaro. Basta un’occhiata davanti allo specchio per stabilire che tutti noi apparteniamo ai predatori e non alle prede. Lo si può notare dalla posizione degli occhi, frontali come quello del lupo, molto diversi da quelli del capriolo o di una pecora, disposti lateralmente per avere un campo visivo maggiore, in grado cioè di scorgere l’avvicinarsi del pericolo con un angolo maggiore. Alla pecora o al capriolo,  l’erba di cui si cibano non scappa, mentre al lupo e agli altri predatori la necessità di mettere a fuoco in modo perfetto la posizione della preda nell’istante decisivo dell’attacco è indispensabile. Vorrei ben vedere la picchiata di un falco pellegrino strabico su di una pernice! Anche io, come molti di voi, sono nata e cresciuta in una famiglia di contadini e di cacciatori. I miei nonni avevano la pelle scura, bruciata dal sole per le ore trascorse nei campi. Mani forti, rese ruvide dall’uso degli attrezzi. Anche io, come tutta la mia gente, so di appartenere al genere umano con le caratteristiche più antiche; ho gli occhi ben piantati davanti! So’ di certo che non mi perderei nel bosco, sono certa che saprei sopravvivere bene anche senza il supermarket e l’automobile. Sono fiera di questa appartenenza. Non ho colpa ne merito d’avere gli occhi davanti, di avere spesso le mani ruvide e la pelle bruciata dal sole del campo, ma sono davvero contenta sia così. Questi animalisti, al massimo, conoscono il parco comunale sotto casa, dove si sono allenati per anni ad aggredire in malo modo chi conduce il cagnolino con il guinzaglio troppo corto o la museruola troppo stretta. Ora sono specialisti nelle aggressioni verbali, puoi trovarli nel bosco il giorno dell’apertura; questo si, ma poi non li vedi che fuori dalle fiere che trattano qualsiasi cosa che riguardi la caccia, rigorosamente vestiti di scuro, armati di megafono e del “manuale degli insulti”; opera collettiva faticosamente scritta nelle frequenti serate di noia.  E i nostri politici, quale è il loro atteggiamento? Nel dubbio li spalleggiano. I più non hanno una posizione ben definita, spesso dichiarano un amore verso gli animali che lascia attoniti chi li ascolta. Molti non saprebbero distinguere un Coker da un San Bernardo, ma se tiri fuori l’argomento del taglio delle code o delle dimensioni delle gabbie per il loro trasporto in auto ti snocciolano un trattato degno della Divina Commedia …senza sapere di che cosa stanno parlando…ovviamente. Non parliamo poi dei problemi attinenti la caccia vera e propria. Qui te li trovi tutti dalla tua parte; però se poni l’accento che la tal specie è particolarmente numerosa, magari con evidenti impatti dannosi sull’agricoltura, non è stata ancora inserita nelle specie cacciabili… apriti cielo. Non mai colpa loro … ma  della Comunità Europea… e del tal decreto..e del tal articolo..e del ricorso…e della tal sentenza….Cosa possiamo fare noi cacciatori per fermare tutto questo?  Dobbiamo far sentire la nostra voce, dobbiamo far conoscere, la nostra passione per quella che è veramente. Dobbiamo pretendere! Si avete letto bene <strong>PRETENDERE</strong> dai nostri politici,  che ci hanno chiesto il voto in tempi non sospetti, di difenderci! Si pretendere ! Pretendere che un minoranza di persone, dalla fedina penale immacolata, venga difesa e vengano rispettati i loro diritti, al pari dei diritti pretesi dalle decine di extracomunitari che ogni giorno assaltano il nostro paese. Al pari delle minoranze etniche o religiose, dove viene concesso di nascondere il volto, di costruire Sinagoghe o Moschee, dove per difendere tendenze sessuali diverse assistiamo di frequente a caroselli cittadini di dubbio gusto con la partecipazione di chi…… dovrebbe invece tutelare la nostra esistenza.</p>
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<p>Lara Leporatti<br />
Presidente CPAS  di Lastra a Signa<br />
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