
Cadibona. Trovati cani affamati e infreddoliti, senza coperte, con le ciotole del cibo e dell’acqua completamente gelate e, tra le cucce e la sporcizia dei loro escrementi, il corpo di un cane morto oramai da ore .
È questa la scena che descrive un gruppo di ragazzi savonesi, amanti dei cani, che si sono recati in modo assolutamente volontario al canile di Cadibona, gestito dall’Enpa, domenica scorsa, il 5 febbraio. Che il freddo fosse una minaccia soprattutto per le strutture dell’interno era probabile, tanto più così violento e inaspettato. Ma l’Enpa, come indicato sui cartelli all’ingresso del canile, è incaricato quotidianamente di sorvegliare sulla salute e sulle necessità dei cani facendo visita ogni mattina agli animali, ancor più in una situazione di assoluta emergenza come quella dei giorni scorsi. Secondo i giovani savonesi, però, così non è stato e a riferirlo sono due delle ragazze che, domenica scorsa, sono state a Cadibona, Valentina e Eliana.
«Abbiamo percorso in macchina tutta la strada, in parte innevata, sino al canile – spiega Valentina – con l’idea di dare un aiuto in più ai cani lì ospitati. L’ingresso era aperto ed è stato sufficiente spingere il cancello in ferro per entrare. Ma si è presentato uno spettacolo che faccio fatica a descrivere».
Sono le immagini a raccontare lo scenario davanti ai ragazzi savonesi che hanno scattato una serie di foto con i loro cellulari. Attraversando a fatica le stradine interne al canile, completamente innevate, sono giunti alla prima struttura in legno e cemento dove c’erano le cucce. A terra giaceva un cagnolino nero morto, tra gli ululati degli altri cani. «Possiamo dire con certezza – spiega Eliana – che il cane era morto da tempo, per una serie di particolari poco gradevoli da descrivere. Questo testimonia che nessun volontario dell’Enpa, tantomeno la custode che è pagata dall’ente, si è recata nei giorni del gelo al canile». Sono molti, secondo i ragazzi savonesi, i particolari che permettono di trarre questa conclusione. «Le ciotole – spiegano – erano vuote, altre completamente ghiacciate, non solo l’acqua, ma anche il cibo, posizionato lì chissà quando. Nessuno, a nostro giudizio, si era recato nella mattina e nei giorni precedenti. Lo spettacolo era terribile: escrementi ovunque, un cane con la diarrea e altri affamati e infreddoliti».
I ragazzi hanno subito preparato il cibo per gli animali. Ma c’è un altro aspetto che fa infuriare i giovani savonesi. «Pochi giorni fa – dice Valentina – una volontaria che si occupa all’estero della cura dei cani randagi, in questi giorni in Italia, aveva scritto una e-mail al presidente dell’Enpa, precisamente il 2 febbraio come indica la nostra documentazione, chiedendo le condizioni degli animali nel canile di Cadibona e offrendo disponibilità e aiuto». Nella risposta e-mail, fornita dai ragazzi, il presidente Enpa, Gianni Buzzi, sempre in data 2 febbraio, rispondeva che i cani nella struttura, 38 secondo quanto da lui riferito, erano in ottimo stato e che, dopo le nevicate, un gruppo di volontari si era occupato dello sgombero della neve dai camminamenti e dai recinti degli animali assicurando una buona scorta di coperte da mettere nelle cucce. A quanto dicono i ragazzi e le foto di tre giorni dopo, domenica 5 febbraio, la scena era ben diversa e ieri è stato impossibile svolgere una nuova verifica poiché l’ingresso del canile era chiuso a chiave.
Un situazione del tutto smentita dal presidente Enpa, Gianni Buzzi, che si dichiara estremamente amareggiato per le accuse sulla gestione del canile. «I volontari – dice – hanno lavorato al canile di Cadibona dal 30 gennaio, appena è arrivato il gelo. Dopo la nevicata hanno liberato gli accessi proseguendo i viaggi ogni giorno e portando cibo e acqua agli animali». A proposito del cane morto ha aggiunto Buzzi: «È morto domenica mattina – dice – non per il gelo ma per leishmaniosi e vecchiaia. I nostri volontari non l’hanno portato via poiché non era possibile accedere al canile in auto”» Alla richiesta di come siano stati utilizzati i lasciti per il canile ha aggiunto: «Nel 2006 eravamo sfrattati e con il lascito abbiamo acquistato il terreno. Ci battiamo da anni per ristrutturarlo e nei prossimi mesi dovremmo avere l’ok dalla Conferenza dei servizi».
Situazione accettabile in un momento di tale emergenza, quella del canile di Cadibona, infine, secondo Annamaria Mirengo, del Servizio Veterinario dell’Asl di Savona. «Nel sopralluogo congiunto di venerdì scorso tra la Forestale e il Servizio Veterinario – ha detto – non è stato rilevato nulla di anormale contando la generale situazione d’emergenza gelo».





