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• venerdì, novembre 04th, 2011

E’ ancora Novembre. Ancora una volta, nel bel mezzo della caccia, si festeggia il nostro santo patrono. Sant’Ubertus. Quest’anno, forse più di altre volte, siamo un po’ tutti costretti a riflessioni profonde. Riflessioni sulle difficoltà economiche e politiche che il paese si trova ad affrontare e, in aggiunta, per quanto ci riguarda, siamo costretti ad interrogarci sulle difficoltà che la caccia incontra nel suo svolgimento ad ogni nuova apertura. E’ un’ansia perpetua la nostra purtroppo. Basta seguire gli home-page dei diversi siti dedicati alla caccia per accorgerci come tutto negli ultimi anni sia cambiato. In peggio purtroppo. Oggi, tutti noi, assistiamo speranzosi ai proclami di vittoria verso la conquiste di calendari e deroghe della vigilia, per sprofondare poi nell’amarezza ai comunicati delle sospensioni imposte dai TAR nei giorni seguenti. Un tormento senza fine in un’infernale girone dantesco, dove diavoli animalisti, raggruppati in perfide associazioni, ci punzecchiano di continuo per impedirci il sollievo di una breve stagione di passione. Un autunno dedicato alla caccia. Tutti noi viviamo momenti davvero delicati, per quanto riguarda questa nostra passione. In questi frangenti, come in tutte le vicissitudini della vita, emergono almeno un paio di sentimenti che caratterizzano gli uomini da sempre; l’egoismo e l’altruismo.
Ho sempre pensato, in materia di caccia, che un cacciatore dovrebbe godere della libertà di alzarsi il mattino e decidere cosa cacciare. E’ lo spirito stesso della caccia che mi porta a pensare in questo modo. Ed è lo spirito dell’avventura contenuto nella nostra passione che giustifica questo pensiero. L’orientamento di ognuno di noi però non ambisce a confini molto vasti; credo siano davvero pochi coloro che potrebbero spaziare dal fagiano all’elefante. Il più delle volte l’orientamento del cacciatore verso una forma di caccia è determinato dal tempo a sua disposizione e…dalle possibilità economiche. Oggi però, vuoi le restrizioni legislative in materia venatoria e l’incalzante riduzione dei territori adeguati all’esercizio della caccia, la scelta diventa “obbligata” a priori…purtroppo. E’ utopistico pensare il contrario. Ognuno di noi, giustamente, cova dissenso o rancore verso gli orientamenti venatori imposti da scelte politiche dissennate degli ultimi anni, ….spesso metabolizzate in modo allegro dalle nostre associazioni, ….. ma questo non deve impedire di mantenere la lucidità nel pensiero, indirizzando il giusto livore verso gli obiettivi meritevoli di ingiurie, o, anche noi, finiremo come i capponi tanto ben descritti dal Manzoni nei suoi Promessi Sposi che, racchiusi nell’angusto spazio di un sacco si disputavano a colpi di becco, ignari che avrebbero finito presto i loro giorni sfamando allegri commensali. E’ questo l’egoismo che emerge nelle nostre difficoltà. E’ quel voler elevare alcune forme di caccia a scapito di altre, tentando di aggrapparci alla zattera di salvataggio, egoisticamente cattivi, mordendo a destra e a manca, rischiando così dopo strenua lotta di essere soli, isolati e non in grado di remare da soli verso la salvezza. E’ il continuo contrapporre metodi e sistemi da sempre racchiusi, tutti insieme, in un unico contenitore, che finirà per condannarci. Condannerà la caccia e con essa tutti noi.
Se è pur vero che alcune forme di caccia oggi godono di situazioni privilegiate rispetto ad altre…il cui tentativo di spiegazione richiederebbe spazi maggiori… si deve anche sottolineare che altre forme di caccia, oggi in estrema difficoltà per mancanza di “materia prima”, non sempre hanno goduto delle attenzioni umane riservate alle prime e, in aggiunta, l’ambiente si è modificato solo a favore di alcune specie, spesso penalizzando in modo irreversibile le altre. Ed è ancora questo l’egoismo che si fa strada, purtroppo, nei cacciatori. Il considerare alcune forme di caccia “inferiori”, non meritevoli di considerazione, peggio ancora, non meritevoli di feroce e strenua difesa.
Al tempo stesso però troppi cacciatori, (si noti il voluto minuscolo) escono a caccia solo per “far carniere”, in barba alla “costante etica” che ci dovrebbe accompagnare dal momento che mettiamo in spalla il fucile e in tasca le cartucce. Io stessa sono perseguitata dalla passione della caccia con il cane da ferma. All’apertura della stagione di caccia, la selvaggina da piuma, pur non in modo esagerato è presente un po’ dappertutto, io stessa la caccio, con educata parsimonia; questa però diventa veramente rara dopo pochissime uscite e, mi riesce veramente difficile il pensare che cornacchie e volpi si stringano in una sorta di santa alleanza per depredarci e farci così dispetto… subito dopo l’apertura! Non voglia il mio suonare come un indiscriminato atto d’accusa… … ma certo è che qualcuno piglia forse un po’ più del dovuto.
Ma questo per noi Cacciatori non sarà solo il mese dei morti. Sarà soprattutto il mese dei ricordi. Che Sant’Ubertus insegni a tutti noi a rendere il ricordo di questi giorni non un lutto, con una visita rituale ai defunti, ma un’impegno a rendere viva la nostra grande passione.

Buon Sant’Ubertus a tutti noi.
Lara Leporatti

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One Response
  1. Bekea scrive:

    Ti rifaccio i complimenti per l’articolo, hai visto che discussione sul cacciatore. Questo vuol dire che hai centrato il problema, perchè purtroppo molti cacciatori credono di essere i migliori per il loro tipo di caccia praticata. Ciao e continua .

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