
La mia passione per la caccia, nasce da quando ero piccola per colpa o merito di un papà meraviglioso che non si è posto il problema sul fatto che, purtroppo, non fossi un maschietto e che mi ha pazientemente inculcato l’amore per la caccia, per i cani e per l’ambiente.
Pratico la caccia stanziale con i miei cani e mio fratello ed ambedue amiamo definirci “cacciatori ambientalisti”….
Per alcuni questo potrebbe sembrare un controsenso, ma soffermandoci sul significato di queste parole potrebbe non essere così….
Ma parliamo di definizioni…
Politica ambientale : comprende l’insieme degli interventi posti in essere al fine di disciplinare quelle attività umane che riducono le disponibilità di risorse naturali o ne peggiorano la qualità e la fruibilità.
Ambientalista : (utilizzato in funzione di aggettivo) tutto ciò che riguarda l’ambiente naturale e la sua salvaguardia.
Anche solo da queste definizioni, si può facilmente desumere che il cacciatore non è assolutamente estraneo a tutto questo, anzi ne è parte attiva.
La fauna selvatica è spesso considerata come una risorsa per gli uomini in quanto fornisce molti benefici di tipo economico, ecologico, estetico e scientifico, ma
accanto a questi aspetti positivi vi sono anche fenomeni fonte di conflitti tra la fauna e l’uomo.
Il conflitto che può insorgere tra alcune attività antropiche, legate alla società moderna (attività agricole, forestali e di allevamento) e le popolazioni selvatiche, è in genere legato a diversi fattori; il sovrappopolamento e la presenza di fauna selvatica in densità elevate, possono comportare sia danni ad attività umane sia alla salute della fauna stessa.
Le colture cerealicole e foraggiere, possono essere danneggiate durante tutto il ciclo (dalla semina alla maturazione) da ungulati, soprattutto cinghiale, e avifauna in particolare storni, passeri, corvidi, fagiani, ecc., ;
Le colture orticole (frutteti, vigneti e oliveti) possono essere oggetto di danneggiamento al momento della maturazione del prodotto. (lepri, avifauna…).
La brucatura delle gemme e lo scortecciamento dei tronchi, possono danneggiare in modo serio gli impianti frutticoli ed il rimboschimento
Per non parlare di altre situazioni in cui , le deiezioni degli animali tipo il piccione o lo storno, possono rappresentare anche un rischio igienico sanitario.
L’ Art. 19 della L. 157/92 delega alle regioni e all’ISPRA il controllo delle specie di fauna selvatica mediante metodi ecologici, ma qualora si verifichi l’inefficacia di detti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento.
Fra i compiti del moderno cacciatore vi sono quindi:
La salvaguardia di specie in declino o comunque sfavorite, la regolazione delle popolazioni in esubero in conflitto con attività antropiche o ad altre specie di fauna selvatica.
In questo contesto si può sostenere che la caccia moderna è un elemento fondamentale della complessa opera di gestione, tesa a mantenere e ripristinare gli equilibri ambientali migliori e quindi che, soprattutto al cacciatore, è delegato il CONTROLLO DELLA FAUNA.
Ma non bisogna dimenticare che, oltre al controllo della fauna, la caccia è tradizione, è rapporto con il cane, contatto con la natura, rispetto per l’animale e per l’ambiente……
Purtroppo non siamo considerati in questo modo…..
Chiunque di noi parli con amici o conoscenti di questa nostra passione, si sarà sentito dire:
“vai a caccia per sport”…
”poveri animaletti cosa ti hanno fatto?”…..
“voi andate a caccia solo per il gusto di uccidere!!”…
”non si caccia più per mangiare” …..etc…….
Mi sembra una visione riduttiva e contorta della caccia….
Tutto ciò, probabilmente, deriva da una visione che io amo definire “Disneyana” della fauna selvatica… pensiamo al coniglietto “Tippete”, al cerbiatto “Bambi” ,a “Red e Toby” i nemici amici… e la lista potrebbe essere infinita…..
Poi ci chiediamo perché i bambini odiano la caccia?? ….perché non ci sono più giovani cacciatori? E perché veniamo addirittura tacciati di essere degli assassini??
Si pensi alla differenza della figura del cacciatore di cappuccetto rosso o quello di Biancaneve e a quello di Bambi…questo è il cambiamento nella società moderna della visione del ruolo del cacciatore….
Ma le informazioni e i concetti che i media fanno passare sono ancora peggiori…
per non parlare dell’educazione nella scuola primaria che dovrebbe essere “super partes”…
Navigando in internet ho trovato un articolo che faceva riferimento ad una trasmissione in cui si parlava di fiabe e della loro influenza psicologica sui bambini…
Un’insegnante ha chiamato in trasmissione dicendo che i bambini sono traumatizzati dall’epilogo di cappuccetto rosso e precisamente dal momento in cui il cacciatore uccide il lupo per salvare la nonna che si era mangiato.
La brillante maestra ha detto di aver raccontato un finale diverso ai bimbi omettendo la figura del cacciatore e sostituendolo con un chirurgo animalista che salva la nonna e ricuce il lupo.
Il fatto che una maestra elementare, abbia candidamente ammesso durante una trasmissione televisiva, di censurare ai bambini la figura del cacciatore (figura benevola che ristabilisce l’equilibrio in una storia ben più terrificante), purtroppo ci porta a constatare quanto l’approccio animalista entri di prepotenza nelle scuole e si imponga come unica verità da trasmettere alle future generazioni.
Ma i bambini prima o poi devono fare i conti con tutti gli aspetti della vita, ossia l’animalismo esasperato non è altro che un capriccio ed una fiaba forzata in cui ci si ostina a vivere.
Io sono un cacciatore, ma sono anche una donna e come tale, preoccupata per l’educazione impartita ai nostri bambini… e questi metodi sono utilizzati in maniera sistematica nella realtà scolastica italiana, ma chi aiuterà questi poveri bambini nella comprensione della vita reale??
Bisognerebbe…solo insistere sulla catena alimentare e sulle nostre tradizioni….Come hanno fatto molti dei nostri genitori…
La catena alimentare nasce naturalmente, con le evoluzioni delle specie e di conseguenza con quella dell’uomo…
Non sempre tutto è positivo, ma deriva da una base culturale che segue un’etica ed una logica precisa, racchiudendone il significato…
L’educazione ed il bisogno….sono stati, e sono tuttora, la base e la matrice dell’evoluzione.
Qualcuno potrebbe pensare che, la società moderna sia la colpevole….di queste “DONNE CACCIATRICI”….
E’ stato solo per esigenze storico-culturali che siamo passate dal “lavare panni, accudire i bambini e curare gli anziani” ( stereotipi più menzionati), all’essere qui oggi ??
La caccia rappresenta uno step evolutivo riconosciuto da tutti gli antropologi;
l’uomo si è evoluto da coltivatore e raccoglitore ( quindi ruolo passivo) a cacciatore ( ruolo attivo, ripreso anche dalle maggiori religioni come principale differenza tra l’uomo e la bestia) , utilizzando l’etologia comparata, ci accorgiamo che i cacciatori, per antonomasia i leoni… affidano il ruolo più importante alle leonesse.. chissà perché?
Passando dalla natura al mito e volgendo uno sguardo alla storia….
Pensiamo agli Antichi greci, (UOMINI considerati in grado di dominare le leggi della logica, della geometria e della retorica) che attribuiscono la divinità della caccia ad Artemide,
una donna …
Dea della caccia e figlia di Zeus (Dio del Cielo)
Si narra che un giorno, mentre era ancora una bimba di tre anni, suo padre Zeus la prese sulle ginocchia e le chiese quali doni avrebbe gradito.
Lei rispose: …. l’ eterna giovinezza, un arco e delle frecce, una tunica da caccia color zafferano e sessanta giovani Ninfe, perché queste si curino dei miei calzari e nutrano i miei cani quando io non sono impegnata nella caccia. ….
Zeus sorrise con orgoglio. (Probabilmente anche Zeus avrebbe voluto un primogenito maschio… ma avrà fatto, come la maggior parte dei nostri papà, “di necessità, virtù”)
Artemide, è la dea arciera che vive con le ninfe nel bosco, simbolo di libertà, di sorellanza e di capacità di centrare i propri obiettivi; è’ considerata la Dea degli animali selvatici, con un carattere a tratti selvaggio e vendicativo ….(si narra che numerose furono le vittime della sue collera)
Era considerata la ‘Signora della Selvaggina’…. la forza dell’istinto, che assicura, anche attraverso la morte degli individui, la sopravvivenza della specie.
Come Signora degli animali, era per i Greci, l’invisibile guardiana degli animali selvatici e colei che uccideva, con le sue frecce acuminate, chiunque desse la caccia a bestie gravide o a cuccioli.
La dea preferita dagli antichi Greci era dunque la personificazione della legge naturale,….
una legge diversa da quella della società antica e moderna, ma forse destinata a durare eternamente.
Ancora una volta rimaniamo stupiti di come le donne, nella caccia e nella vita, ricoprano un ruolo fondante e fondamentale per l’equilibrio della società.
Mi piacerebbe che questa “chiacchierata”, o monologo come dir si voglia, in questo spazio “rosa” che “qualcuno” ha voluto fortemente…si ponesse l’attenzione sul fatto che:
La donna cacciatrice rappresenta nella famiglia e nella società l’equilibrio tra la brama di predazione dell’uomo e la necessità di conservare il nostro patrimonio eco-faunistico,
e che grazie al percorso evolutivo, ed anche allo sviluppo della società moderna, la donna possa essere finalmente presente ed attiva nel mondo venatorio ….
Patrizia Lupi






Thanks for the post
Thanks for writing such an easy-to-understand aritlce on this topic.
VERGOGNATI TE E TUTTI QUELLI COME TE!
SPERO UN GIORNO CHE TU,GLI AMICI TUOI E TUTTA LA TUA RAZZA FACCIATE LA STESSA INDENTICA FINE DI TUTTI GLI ANIMALI CHE AVETE AMMAZZATO..IL FUCILE METTITELO AL CULO!
La finezza utilizzata nel commento è sicuramente il segno distintintivo di una “gentildonna” dal cuore puro e gentile… non sò chi si dovrebbe vergognare tra di noi…