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• martedì, maggio 31st, 2011

Eleonora VignatoBuongiorno a Tutti Voi e grazie di essere presenti. Un ringraziamento particolare agli organizzatori di questo importante appuntamento per aver permesso a Noi Donne di esserne le protagoniste, sfidando preconcetti che vorrebbero la caccia territorio meramente maschile, motivo per il quale succede ancora qualche volta che una donna cacciatrice venga immaginata grezza, traccagnotta, priva di sensibilità e cultura.

Cercherò di essere breve e non annoiarvi, anticipando che il mio è un intervento a tutto cuore perchè sono stata invitata a parlare di una delle cose che maggiormente mi riempie di orgoglio ed emozione fare. Mi chiamano la mestra di caccia!

Prima di tutto mi presento per quanti, molti, non mi conoscono.

Io mi chiamo Eleonora Vignato, ho 26 anni, vengo da un paese della provincia di Vicenza, ai piedi dei Colli Berici, di cui tra l’altro sono da due giorni assessore, mi sto laureando in legge, per lavoro scrivo, sono fidanzata, impegnata nella comunità e nel volontariato. Sono una ragazza normale.

Nonostante tutto ciò sono un’orgogliosissima cacciatrice.

Di più: sono presidente di una sezione comunale che conta un centinaio di soci e sono un istruttore venatorio da cinque anni, che può vantare di non aver mai avuto un bocciato agli esami in provincia.

Il mio preambolo non è un dipinto autocelebrativo , ma tutto ciò che sta dietro a una ragazza cacciatrice, che non smette di essere donna pur condividendo una passione che richiede forza, sacrificio, poche delicatezze talvolta e grande spirito di adattamento.

Fare la maestra di caccia mi permette di trasmettere, tra gli altri, anche questo di pensiero.

Perchè quando io mi trovo davanti i miei ragazzi aspiranti cacciatori (che poi son di tutte le età), io vivo il percorso di insegnante come una missione e quello che desidero maggiormente non è che al termine del corso nella mente rimangano numeri, articoli di legge e calibri utili certo a raggiungere lo scopo di superare gli esami e di non incorrere in sanzioni durante poi l’esercizio della caccia. Ma l’essere cacciatore è un viaggio molto più lungo nell’etica e nella tradizione.

Eugenio Barisoni scriveva che “cacciatori si nasce”. E se un tempo nascere cacciatore significava automaticamente diventarlo, al giorno d’oggi anche se un ragazzino o un uomo ha dentro di sé il seme nobile dell’arte venatoria, questo per germogliare dovrà fare i conti con una realtà mai del tutto favorevole.

Sono certa che anche tra i presenti, e mi rivolgo a quelli più giovani, qualcuno si guarderà dentro e penserà a quel padre, nonno o amico, che pazientemente gli ha spiegato o fatto vivere cosa significa andare a caccia, confutando il bombardamento di informazioni che ci hanno inculcato fin da piccoli, dalle maestre di scuola alla tv, dal quotidiano al cartone animato, dalla politica alle conversazioni tra amici. In tutti questi casi nella maggior parte delle occasioni la caccia è raccontata cruentemente e dipinta come uno sport anacronistico,ben lontana dalla sua vera identità, che è fatta forse più di sentimento che sostanza.

Prima di tutto.

Io lo dico sempre, alla prima lezione: la caccia non è uno sport. La caccia è una passione.

Non è qualcosa che si pratica per occupare un’ora o una domenica: a caccia ci sei tutto il tempo dell’anno anche quando è chiusa.

E’ uno stato mentale quello dell’ essere cacciatore.

Che non si può insegnare, ma che se si trova soffocato dalle mille e più informazioni negative di cui parlavo, può essere riscoperto.

Lo so che questo mio intervento non è tecnico come quello degli altri miei colleghi relatori probabilmente, ma tutti conosciamo gli argomenti di un corso di preparazione venatoria e la tecnica sta tutta lì. La conoscenza della legge, il riconoscimento delle specie e della biologia, gli interventi di primo soccorso, il maneggio delle armi.

“mamma quanta roba!” esclamano la prima volta sfogliando il libretto appena consegnato.

“E’ niente rispetto a quello che spero imparerete!” rispondo io.

Ma essere la “la maestra di caccia” è molto di più che spiegare quel libretto. La mia soddisfazione non inizia e termina il giorno dell’esame superato, ma inizia da quando vedo brillare per la prima volta gli occhi di qualcuno ascoltandomi parlare. E non termina mai.

Nella mia esperienza poi, che comunque come è giusto è differente da tutte quelle degli altri insegnanti di tutte le parti d’ Italia, c’è da sfatare il mito che i ragazzi giovani non si avvicinerebbero più alla caccia.

Lo scorso anno, per così dire, scolastico-venatorio, tre quarti dei partecipanti al corso al momento dell’iscrizione non avevano ancora compiuto diciotto anni.

Certo, io sono fortunata perchè vengo da una terra che continua a rimodernare la caccia, pur mantenendone vive le tradizioni, ed i giovani che vi nascono hanno possibilità maggiori di conoscere già di loro lo spirito del cacciatore ed anche molte tecniche legate alla caccia, quindi il mio compito sotto questo profilo è più semplice.

Meno semplice è trasmettere il valore del cacciatore ed i mezzi per proteggerlo ed esserne orgogliosi, tramandando questo valore anche a chi non è così fortunato da poterlo essere.

Se fossimo vissuti in altre epoche il valore riconosciutoci sarebbe stato oggettivo ed, almeno per goderne un pochino di riflesso, è giusto saperlo perchè se è anche vero che i tempi moderni non ci permettono di dare il giusto lustro al ruolo del cacciatore, dall’altro bisogna conoscere che nei tempi biblici il grande cacciatore era circondato di notevole considerazione, che le maggiori imprese compiute da Ercole furono imprese venatorie e che tra i Galli tutti si vantavano di essere cacciatori. Comprese le donne ( viste le tematiche di oggi), che spesso chiedevano di essere le prime a colpire la preda stanata dalla muta.

Oggi questo per chi è cacciatore è una favola e vedersi riconoscere un valore da chi non lo è pura utopia.

Per questo bisogna coltivarlo dentro di sé.

Inutile spiegare che i bossoli vanno raccolti altrimenti si rischia una sanzione: quello viene dopo e viene automatico se riesci prima a trasferire il valore che prima di tutto i bossoli un cacciatore li raccoglie perchè il cacciatore è il primo a preservare e rispettare l’ambiente…

Sembra trito e ritrito il concetto del cacciatore primo ambientalista, ma farlo diventare proprio senza doverci pensare, per quei ragazzi che mi guardano parlare per un paio d’ore una volta alla settimana costituisce entrare in quello stato mentale di cui ho accennato.

E lo noto quando questo avviene. Posso dire con orgoglio di maestra di caccia di accorgermene.

Quando avviene, quando iniziano a ragionare da cacciatori senza preoccuparsi di farlo, non per rispondere all’esame o per fare bella figura con chicchessia, ma perchè ormai non riuscirebbero più a vedere le cose da un altro punto di vista, beh allora ci sono riuscita.

Il percorso dura una una vita e non avrò fatto dei cacciatori, ma avrò mostrato loro la strada da intraprendere per diventarlo.

Una strada meravigliosamente senza ritorno, dove spero che un giorno voltandosi per capire come sono arrivati fin lì, in qualche ricordo, riaffiori anche la maestra di caccia!

E di fronte a questo il mio essere chiamata la “maestra” di caccia ha giustamente la connotazione scherzosa, perchè non basterebbe una vita per diventare un vero maestro in quest’arte.

Eleonora Vignato

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