Archive for ◊ maggio, 2011 ◊

Author:
• martedì, maggio 31st, 2011

Buongiorno signori e signore,un cordiale saluto a tutti i presenti a questa seconda edizione del CAPETAV,ringraziandovi per l’attenzione che mi date considerando che sono solo un “ragazzo” …

Volevo fare un ringraziamento particolare anche a chi ha reso possibile tutto ciò, contribuendo all’immagine delle nostre attività in un mondo dove siamo messi sotto accusa costantemente e infondatamente ogni giorno.
Circa un anno fa venivo invitato dall’amico Daniele Bandini alla prima edizione della fiera,una giornata che non dimenticherò mai,una giornata segnata dall’amicizia e dall’ammirazione. Appena arrivati a Bastia,Daniele mi disse che ci stava aspettando all’ingresso una persona con cui non avevo mai avuto il piacere di fare conoscenza, un Maestro per tutti noi..penso abbiate capito di chi sto parlando,la persona in questione è Antonio Pinotti, tragicamente scomparso quest’inverno lasciandoci con un grande vuoto,colmato solo in piccola parte dal ricordo dell’immensa persona che era.
Ebbi modo di condividere l’intera giornata con lui,e mi resi subito conto che una persona come il Maestro Pinotti. si incontra una volta sola nella vita e che a me quella fortuna era capitata cosi,quasi per caso.
Quel giorno Antonio mi disse < In quella giornata ho avuto il grandissimo piacere di fare conoscenza con tante altre persone splendide,con cui si è instaurata un amicizia profonda e sincera come poche. Ora,a distanza di poco tempo,sono qui su questo palco dove ho avuto la fortuna di assistere ad uno dei Suoi tanti dibattiti,ritrovandomi però dall’altra parte,una parte a me sconosciuta e che cerco,con non poca fatica di interpretare al meglio per la mia prima volta.

NASCERE E DIVENTARE CACCIATORE: LA CACCIA AGLI OCCHI DI UN RAGAZZO.

Ho preparato le mie poche righe,sulla base di quello che rappresenta nella mia vita l’amore per l’arte venatoria,l’amore per la terra e i suoi frutti,l’amore per una cultura e per delle tradizioni che sono ora mai radicate nella mia persona ma, Haimè sconosciute dalla maggior parte dei miei coetanei e non.
Volevo raccontarvi di come è iniziata per me quest’avventura,piena di incognite e paure,ma,ancora più ricca di emozioni, amici e bei momenti….
Era un venerdì sera di novembre, e come tutte le sere la cena era quasi pronta quando ad un certo punto arrivò,inaspettata una telefonata…
era un caro amico di famiglia che era venuto a conoscenza della mia bramosia di vestire per la prima volta i panni di un cacciatore.
Risposi io e quando con immenso piacere riconobbi la sua voce un brivido strano,una sensazione mai provata prima si impadronì di me quasi come se la mia mente prevedesse l’esito di quella telefonata.
Allora Alessio come va?tutto bene risposi con la voce quasi tremolante,domani hai scuola ma se i tuoi son d’accordo per una volta (oramai una lotta che finirà solo con gli esami di maturità) DOMANI TI PORTO A CACCIA!
5 parole magiche che risuonano ancora nella mia testa…
I miei genitori,consapevoli forse della stato già avanzato di questa “patologia” acconsentirono e così quella sera iniziò un’attesa che mi parve non finire mai!
Pensate,un attesa lunga una notte!
Ma come ogni giorno che Nostro Signore fa sorgere anche quell’alba arrivò ed i colori,i profumi,le sensazioni e le emozioni che provai ancora oggi sono forti e “protette” qui nel mio petto…
Spesso mi soffermo a pensare come quell’attesa infinita si ripeti costante ed ineguagliabile ogni sera che precede una giornata di caccia,e come il tempo passi veloce,quasi dispettoso,una volta giunti sul terreno scelto per quella giornata venatoria.
Perchè a 20anni come a 100 per noi cacciatori,da settembre a gennaio ci vorrebbero giorni che durano il doppio!è incredibile infatti come non riesca a sentire stanchezza una volta dietro alla fedele muta che accompagna le mie cacciate,spesso mi capita di alzare al testa ,vedere il sole spengersi e stupirmi che sia già l’ora di rientrare verso la macchina…
E questo non per avere il tempo di fare inutili stragi solo per farne un vanto al bar,coloro che fanno ciò non meritano il nome di Cacciatori,ma ben si per fare un altro passo sulle nostre terre di cui conosciamo ogni anfratto come se fosse casa nostra,per vedere ancora una volta quel fosso o quella valle che ci riportano alla mente dolci e bei ricordi..per assaporare un minuto di piu quei colori,quei profumi e quelle emozioni che tutti noi conosciamo bene.
Questo che è passato è stato il primo anno di licenza,il primo anno con lo “stioppo” a tracolla,un anno aspettato come nessun altra cosa in vita mia,un traguardo raggiunto dopo un tempo per me infinito, mi ritorna alla mente la prima fucilata,all’epoca facevo fatica a tenere in braccio un leggero calibro 20 ricordo riuscii a piazzare ben 7 pallini in un foglio di carta..per me un risultato da medaglia d’oro!
Aspettando la licenza non mi sono mai fatto mancare l’occasione di farmi portare a caccia dagli amici,qualsiasi essa sia stata, dai caprioli di selezione ai tordi nel magico mese di ottobre,dal capanno dei colombi ai cani da seguita. Ogni giorno era buono, caldo o freddo non c’era cosa che mi facesse declinare un invito!
Inviti che mi sembravano inspiegabilmente sempre pochi, e preziosi come diamanti!
Sono state tante le notti passate cercando di riuscire a prendere sonno girandomi nel letto a destra e a sinistra,il sonno sembrava scappare e il tempo sempre più dispettoso non passare mai!fino a che la sveglia che mettevo sempre doppia per paura di fare tardi non segnava l’ora di iniziare a vestirsi …
Ora,l’unica differenza è il numero delle sveglie,ne metto una soltanto,e le permetto di suonare poche volte,è come se avessi un orologio biologico sintonizzato,apro gli occhi sempre pochi minuti prima dell’ora stabilita.
Dicevo … l’unica differenza … si,l’unica differenza dato che i sentimenti con cui cerco di prendere sonno sono sempre gli stessi,solidi e immutati nei pochi anni passati,accompagnati sempre da quella speranza che mi fa alzare scattante e caldo anche nelle albe più fredde di questi inverni sempre più somiglianti a quelli di un tempo.
la caccia viene erroneamente paragonata ad uno sterminio freddo e crudele,ad un’attività legata al solo piacere dell’uccisione,e questo soprattutto da chi per ignoranza o peggio per vigliaccheria si rifiuta di ascoltare e conoscere le ragioni per cui un ragazzo di nemmeno 20 anni rifiuta un invito ad una festa preferendo andare a letto presto per essere pronto e riposato il giorno dopo di buon mattino.
Tante volte il sabato sera ho preso la corriera delle 18 che porta al piccolo paese di BELFORTE,dove al bivio del paese,aspettavo mio Zio,unico cacciatore della famiglia per diventare poi, la sua ombra durante la domenica di caccia.
Eppure tutti i miei compagni di scuola mi dicevano te sei strullo,ti alzi presto la mattina,con il freddo che fa d’inverno per andare a correre su e giù per una collina quando potresti andartene a ballare e dormire fino all’ora di pranzo … spesso e volentieri non gli rispondevo nemmeno…
Ad oggi però qualcosa è cambiato dentro di me,se prima infatti,ad una frase del genere non avevo nemmeno la voglia di rispondere,ora se qualcuno prova a dirmi una cosa cosi di sicuro riceve una degna risposta.
Non sopporto il fatto che qualcuno,senza alcuna conoscenza in merito spari a zero solo perche preferisce fare altro.
Le discussioni poi,su tutti i vari blog e social-network con tutti coloro che,al dialogo civile preferiscono offendere magari solo perche non hanno argomentazioni valide,ora mai non le conto nemmeno più!
Ho la fortuna di essere circondato da un gruppo di amici e amiche che come me condividono l’amore per la natura,e per la nostra tanto amata campagna,unico posto di sicuro conforto e rifugio ogni qualvolta ne sento il bisogno.
Prendo il mio cane,e mi incammino,fino a quando ne ho voglia,fino a quando ogni brutto pensiero lascia il posto al quel senso di completezza e di appagamento che provo tutte le volte che vedo ciò che mi circonda,una vigna abbandonata casa di una coppia fagiani o il letto del fiume ora più che mai ricco di vita per poi perdere lo sguardo lungo le colline dell’amato chianti per arrivare fino ai boschi delle “Mie” Carline…”
Paesaggi incantati questi,che accompagnano da protagonisti tutte le mie uscite,dandomi felicità e accoglienza tutte le volte che mi avventuro in essi.
Ed è anche da questo che nasce il mio profondo rispetto per tutto ciò ,rispetto che mi impedisce di gettare anche solo un fazzoletto di carta per terra,tanto a metterselo in tasca si fa la stessa fatica no?
Quei paesaggi non mi chiedono niente ed io se posso per cosi dire sdebitarmi lo faccio proprio a cuor leggero.
Tornando al discorso di prima,la caccia è altro ancora in questa attività,insieme ai tanti sentimenti già citati in precedenza,c’è n’è uno particolarmente importante,non solo in ambito venatorio ma importante per la vita di tutti noi,sto parlando dell’amicizia,grazie alla quale questa passione acquista tutto un altro sapore.
Spesso si ha bisogno di andare per boschi soli,magari in compagnia del cane che ci ha fatto sognare tante di quelle volte da perdere il conto,magari per dimenticare una brutta giornata di lavoro,o magari per passare due ore avvolti dalla completa solitudine per poter riflettere e andare avanti…capitano quei giorni…ma poi,come si torna a casa per cercare riparo in quelle quattro mura cosi accoglienti si cercherà conforto in quelle persone su cui sappiamo di poter sempre contare!
E andare a caccia con queste persone è una della cose più belle che posso fare!
Quest’anno per obbligo giuridico derivato dal fatto di essere al primo anno di licenza,ma soprattutto per volere,sono sempre andato a caccia in compagnia,in compagnia dei maestri e dei soci,si perché fra noi ci chiamiamo “soci”,soci di una società che di fatto son sicuro non si potrà mai sciogliere,per nessuno ragione!
E le soddisfazioni tanto aspettate non sono tardate ad arrivare,la prima preda ,un merlo chiantigiano frutto di un ottimo lavoro di squadra,magari agli occhi di molti un misero carniere,ma per me una soddisfazione inimmaginabile!
Per concludere,cerco di dare una mia risposta ad una domanda ben nota ai più…ma cacciatori si nasce o si diventa?
Nella mia famiglia di cacciatori non se ne ricorda traccia da più di due generazioni,e se non fosse per me e per mio zio acquisito,non ce ne sarebbe traccia tuttora.
Io però sin da piccolo mi raccontano i miei genitori ,sono sempre stato mosso da un qualcosa che mi faceva preferire rincorrere lucertole al giocar con i classici balocchi.
Un qualcosa che si è evoluto con me,senza mai abbandonarmi,anzi! Man mano che passavo il tempo aumentavano i tentativi di cacciar qualcosa,non importava che,bastava fosse abbastanza veloce da scappare e astuto da nascondersi che attirava di sicuro le mie sgradevoli attenzioni.
E dopo che mi fu regalata la prima pistola a pallini la strada fu tutta in discesa…
Alla luce di questo,la risposta per me è una sola…cacciatori si nasce!
Perchè anche se questo sentimento cosi forte non si manifesta sin da subito,se c’è,prima o poi viene fuori e quando viene fuori non se può fare a meno,è un dato di fatto!
Quindi per tutti i cacciatori “già nati” ,per tutti quelli che ancora tengono assopito dentro di loro questo spirito,e per tutti quelli legati al nostro mondo rurale cosi bello e ricco di tradizioni da proteggere,non posso dir altro se non questo…Siamo uniti,facciamoci conoscere per quello che siamo,rispondendo colpo su colpo alle tante menzogne dette da chi non ci può vedere, non possiamo permettere che un mondo cosi bello possa pian piano spengersi come un fiammifero al vento…Non voglio che questa accada e finche avrò fiato in corpo lotterò perche questo non avvenga!!
Ho concluso…grazie infinite per la Vostra attenzione.

Alessio Ragazzo

Category: Senza categoria  | 8 Comments
Author:
• martedì, maggio 31st, 2011

Eleonora VignatoBuongiorno a Tutti Voi e grazie di essere presenti. Un ringraziamento particolare agli organizzatori di questo importante appuntamento per aver permesso a Noi Donne di esserne le protagoniste, sfidando preconcetti che vorrebbero la caccia territorio meramente maschile, motivo per il quale succede ancora qualche volta che una donna cacciatrice venga immaginata grezza, traccagnotta, priva di sensibilità e cultura.

Cercherò di essere breve e non annoiarvi, anticipando che il mio è un intervento a tutto cuore perchè sono stata invitata a parlare di una delle cose che maggiormente mi riempie di orgoglio ed emozione fare. Mi chiamano la mestra di caccia!

Prima di tutto mi presento per quanti, molti, non mi conoscono.

Io mi chiamo Eleonora Vignato, ho 26 anni, vengo da un paese della provincia di Vicenza, ai piedi dei Colli Berici, di cui tra l’altro sono da due giorni assessore, mi sto laureando in legge, per lavoro scrivo, sono fidanzata, impegnata nella comunità e nel volontariato. Sono una ragazza normale.

Nonostante tutto ciò sono un’orgogliosissima cacciatrice.

Di più: sono presidente di una sezione comunale che conta un centinaio di soci e sono un istruttore venatorio da cinque anni, che può vantare di non aver mai avuto un bocciato agli esami in provincia.

Il mio preambolo non è un dipinto autocelebrativo , ma tutto ciò che sta dietro a una ragazza cacciatrice, che non smette di essere donna pur condividendo una passione che richiede forza, sacrificio, poche delicatezze talvolta e grande spirito di adattamento.

Fare la maestra di caccia mi permette di trasmettere, tra gli altri, anche questo di pensiero.

Perchè quando io mi trovo davanti i miei ragazzi aspiranti cacciatori (che poi son di tutte le età), io vivo il percorso di insegnante come una missione e quello che desidero maggiormente non è che al termine del corso nella mente rimangano numeri, articoli di legge e calibri utili certo a raggiungere lo scopo di superare gli esami e di non incorrere in sanzioni durante poi l’esercizio della caccia. Ma l’essere cacciatore è un viaggio molto più lungo nell’etica e nella tradizione.

Eugenio Barisoni scriveva che “cacciatori si nasce”. E se un tempo nascere cacciatore significava automaticamente diventarlo, al giorno d’oggi anche se un ragazzino o un uomo ha dentro di sé il seme nobile dell’arte venatoria, questo per germogliare dovrà fare i conti con una realtà mai del tutto favorevole.

Sono certa che anche tra i presenti, e mi rivolgo a quelli più giovani, qualcuno si guarderà dentro e penserà a quel padre, nonno o amico, che pazientemente gli ha spiegato o fatto vivere cosa significa andare a caccia, confutando il bombardamento di informazioni che ci hanno inculcato fin da piccoli, dalle maestre di scuola alla tv, dal quotidiano al cartone animato, dalla politica alle conversazioni tra amici. In tutti questi casi nella maggior parte delle occasioni la caccia è raccontata cruentemente e dipinta come uno sport anacronistico,ben lontana dalla sua vera identità, che è fatta forse più di sentimento che sostanza.

Prima di tutto.

Io lo dico sempre, alla prima lezione: la caccia non è uno sport. La caccia è una passione.

Non è qualcosa che si pratica per occupare un’ora o una domenica: a caccia ci sei tutto il tempo dell’anno anche quando è chiusa.

E’ uno stato mentale quello dell’ essere cacciatore.

Che non si può insegnare, ma che se si trova soffocato dalle mille e più informazioni negative di cui parlavo, può essere riscoperto.

Lo so che questo mio intervento non è tecnico come quello degli altri miei colleghi relatori probabilmente, ma tutti conosciamo gli argomenti di un corso di preparazione venatoria e la tecnica sta tutta lì. La conoscenza della legge, il riconoscimento delle specie e della biologia, gli interventi di primo soccorso, il maneggio delle armi.

“mamma quanta roba!” esclamano la prima volta sfogliando il libretto appena consegnato.

“E’ niente rispetto a quello che spero imparerete!” rispondo io.

Ma essere la “la maestra di caccia” è molto di più che spiegare quel libretto. La mia soddisfazione non inizia e termina il giorno dell’esame superato, ma inizia da quando vedo brillare per la prima volta gli occhi di qualcuno ascoltandomi parlare. E non termina mai.

Nella mia esperienza poi, che comunque come è giusto è differente da tutte quelle degli altri insegnanti di tutte le parti d’ Italia, c’è da sfatare il mito che i ragazzi giovani non si avvicinerebbero più alla caccia.

Lo scorso anno, per così dire, scolastico-venatorio, tre quarti dei partecipanti al corso al momento dell’iscrizione non avevano ancora compiuto diciotto anni.

Certo, io sono fortunata perchè vengo da una terra che continua a rimodernare la caccia, pur mantenendone vive le tradizioni, ed i giovani che vi nascono hanno possibilità maggiori di conoscere già di loro lo spirito del cacciatore ed anche molte tecniche legate alla caccia, quindi il mio compito sotto questo profilo è più semplice.

Meno semplice è trasmettere il valore del cacciatore ed i mezzi per proteggerlo ed esserne orgogliosi, tramandando questo valore anche a chi non è così fortunato da poterlo essere.

Se fossimo vissuti in altre epoche il valore riconosciutoci sarebbe stato oggettivo ed, almeno per goderne un pochino di riflesso, è giusto saperlo perchè se è anche vero che i tempi moderni non ci permettono di dare il giusto lustro al ruolo del cacciatore, dall’altro bisogna conoscere che nei tempi biblici il grande cacciatore era circondato di notevole considerazione, che le maggiori imprese compiute da Ercole furono imprese venatorie e che tra i Galli tutti si vantavano di essere cacciatori. Comprese le donne ( viste le tematiche di oggi), che spesso chiedevano di essere le prime a colpire la preda stanata dalla muta.

Oggi questo per chi è cacciatore è una favola e vedersi riconoscere un valore da chi non lo è pura utopia.

Per questo bisogna coltivarlo dentro di sé.

Inutile spiegare che i bossoli vanno raccolti altrimenti si rischia una sanzione: quello viene dopo e viene automatico se riesci prima a trasferire il valore che prima di tutto i bossoli un cacciatore li raccoglie perchè il cacciatore è il primo a preservare e rispettare l’ambiente…

Sembra trito e ritrito il concetto del cacciatore primo ambientalista, ma farlo diventare proprio senza doverci pensare, per quei ragazzi che mi guardano parlare per un paio d’ore una volta alla settimana costituisce entrare in quello stato mentale di cui ho accennato.

E lo noto quando questo avviene. Posso dire con orgoglio di maestra di caccia di accorgermene.

Quando avviene, quando iniziano a ragionare da cacciatori senza preoccuparsi di farlo, non per rispondere all’esame o per fare bella figura con chicchessia, ma perchè ormai non riuscirebbero più a vedere le cose da un altro punto di vista, beh allora ci sono riuscita.

Il percorso dura una una vita e non avrò fatto dei cacciatori, ma avrò mostrato loro la strada da intraprendere per diventarlo.

Una strada meravigliosamente senza ritorno, dove spero che un giorno voltandosi per capire come sono arrivati fin lì, in qualche ricordo, riaffiori anche la maestra di caccia!

E di fronte a questo il mio essere chiamata la “maestra” di caccia ha giustamente la connotazione scherzosa, perchè non basterebbe una vita per diventare un vero maestro in quest’arte.

Eleonora Vignato